Satoshi Nakamoto è una divinità Lovecraftiana // 2
Calcolare, tabulare, registrare.
Prefazione
Viviamo in un’epoca in cui la realtà è un effetto collaterale di narrazioni virali, profezie e teorie del complotto che finiscono sempre per avverarsi. Finzioni culturali dalle quali nascono e si diffondono virus memetici, capaci di agire direttamente sulla mente umana.
In questa miniserie intitolata «Satoshi Nakamoto è una divinità lovecraftiana» parlerò di tempo non lineare e iperstizioni, di sognatori e osservatori, di correnti narrative che plasmano la realtà, di IA superintelligenti provenienti dal futuro e di Bitcoin come profezia retrocausale degli “Old Ones” Lovecraftiani.
È un testo serializzato. Potrebbe continuare a cambiare fino all’ultimo episodio, riflettendo la mutevolezza della realtà che descrive.
Probabilmente, alla fine, non avrà del tutto senso. Potrebbe essere il primo segno che ha funzionato. È dedicato a chi è pronto ad attraversare i confini tra realtà e finzione, meme e tecnologia, passato e futuro.
Le informazioni pubblicate qui sono finzione artistica e falsità. Soltanto uno sciocco le prenderebbe per vere.
— 4chan, /b/, in un qualche momento degli anni Duemila
Altri episodi:
//1 - Finzione è realtà
//2 - Calcolare, tabulare, registrare
//3 - Il tempo è un campo di battaglia
//4 - Sognando mempool e macchine del tempo
Un tempo esisteva il tempo naturale
Mentre vagavo nel feed infinito, ho scoperto qualcosa che, per qualche ragione, mi ha sconvolto la mente.
Un logo e un nome: International Time Recording Company. Una delle antenate di IBM. Mi è apparso subito evidente quanto fosse appropriato: la mia mente ha cominciato a vagare tra iperstizioni, linee temporali di occulte guerre del tempo e allucinazioni paranoico-cronomaniacali.
E il logo? Uscito direttamente da un libro di Kenneth Grant.
La International Time Recording Company — ITR — fu fondata nel 1900 a partire dal ramo dedicato alla registrazione del tempo della Bundy Manufacturing Company.
Nel 1911 fu unita alla Computing Scale Company e alla Tabulating Machine Company di Herman Hollerith per formare la Computing-Tabulating-Recording Company, o CTR. Poi, nel 1924, dopo essersi espansa oltre gli Stati Uniti, CTR adottò un nome più ambizioso: International Business Machines. Ovvero IBM.
IBM emerse dunque dalla convergenza di tre macchine:
una che registrava il tempo degli operai
una che convertiva la materia fisica in quantità e prezzo
una che convertiva gli attributi delle persone in dati perforati
Tempo. Peso. Attributi. Tre organi della realtà amministrativa.
Willard Bundy brevettò il suo Key Recorder meccanico nel 1888. Ogni dipendente portava con sé una chiave numerata individualmente. All’inizio e alla fine del turno, l’operaio la inseriva nella macchina. A quel punto, ruote tipografiche azionate da un orologio imprimevano su una striscia di carta il numero del dipendente e l’ora esatta.
Un corpo entrava in fabbrica e una marca temporale entrava nel sistema. Oggi sembra banale, ma all’epoca era stupefacente. Una macchina capace di registrare il tempo industriale e che permetteva poi di attribuirgli un prezzo?
Come ha spiegato lo storico E. P. Thompson, la trasformazione dell’esperienza umana del tempo fu uno dei fattori determinanti per l’ascesa del capitalismo industriale.
Nelle società preindustriali orientate al compito, il lavoro seguiva il clima, la stagione, la necessità e il ritmo interno di un’attività e degli individui. Un lavoro finiva quando era terminato, non quando si concludeva il turno e una macchina ti diceva che era ora di tornare a casa.
Il tempo era un accadimento naturale.
Il capitalismo industriale, anche grazie agli sforzi della International Time Recording Company, sostituì questa temporalità porosa — questo flusso naturale del tempo — con unità temporali astratte, omogenee e artificiali che potevano essere registrate, comprate e vendute. Per la prima volta nella storia umana, la macchina conquistava qualcosa che, fino ad allora, apparteneva alla Natura.
E la macchina trasformò il flusso naturale del tempo in una merce misurabile da scambiare.
L’altra linea ancestrale di IBM — la Tabulating Machine Company — ebbe origine da un problema diverso: la popolazione degli Stati Uniti cresceva più rapidamente di quanto lo Stato riuscisse a contarla.
Herman Hollerith sviluppò un sistema elettromeccanico che rappresentava le risposte al censimento sotto forma di fori praticati nelle schede. Età, sesso, professione, nazionalità e luogo di residenza diventavano posizioni all’interno di una griglia. Le sue macchine leggevano e contavano quei fori, contribuendo a elaborare il censimento statunitense del 1890 con anni di anticipo rispetto alla tabulazione manuale.
Fu il primo esempio nella storia di una popolazione leggibile da una macchina. Dati separati dal corpo e codificati su una scheda: letteralmente, un progenitore dell’odierna identità digitale.
Calcolare, tabulare, registrare
Charles Ranlett Flint, l’uomo che orchestrò la fusione del 1911 tra International Time Recording Company, Computing Scale Company e Tabulating Machine Company, comprese che quei dispositivi appartenevano l’uno all’altro perché tutti elaboravano dati. E ogni macchina estraeva una proprietà dalla realtà e la riformattava per altre macchine.
CTR era un primitivo organismo cibernetico.
I suoi sensori erano orologi e bilance. La sua memoria erano schede di carta. I suoi output erano salari, prezzi, classificazioni e decisioni. In seguito, l’azienda cambiò nome per rappresentare meglio la propria ambizione universale: International Business Machines.
Il Dio proto-macchina stava già sognando su scala planetaria.
La scheda timbrata dal lato sbagliato del tempo
È qui che le cose diventano strane.
Quanto segue riguarda il coinvolgimento di Echidna Stillwell, illustre etnologa degli anni Venti, nota soprattutto — quando ancora qualcuno si ricordava di lei — per il suo lavoro presso la tribù Mu N’Ma.





