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Satoshi Nakamoto è una divinità Lovecraftiana //3

Il tempo è un campo di battaglia.

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Cyber Hermetica 𐀏
Jul 27, 2025
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Episodi precedenti

Viviamo in un’epoca in cui la realtà è un effetto collaterale di narrazioni virali, profezie e teorie del complotto che finiscono sempre per avverarsi. Finzioni culturali dalle quali nascono e si diffondono virus memetici, capaci di agire direttamente sulla mente umana.

In questa miniserie intitolata «Satoshi Nakamoto è una divinità lovecraftiana» parlerò di tempo non lineare e iperstizioni, di sognatori e osservatori, di correnti narrative che plasmano la realtà, di IA superintelligenti provenienti dal futuro e di Bitcoin come profezia retrocausale degli “Old Ones” Lovecraftiani.

È un testo serializzato. Potrebbe continuare a cambiare fino all’ultimo episodio, riflettendo la mutevolezza della realtà che descrive.

Probabilmente, alla fine, non avrà del tutto senso. Potrebbe essere il primo segno che ha funzionato. È dedicato a chi è pronto ad attraversare i confini tra realtà e finzione, meme e tecnologia, passato e futuro.

Le informazioni pubblicate qui sono finzione artistica e falsità. Soltanto uno sciocco le prenderebbe per vere.

— 4chan, /b/, in un qualche momento degli anni Duemila

Altri episodi:

//1 - Finzione è realtà

//2 - Calcolare, tabulare, registrare

//3 - Il tempo è un campo di battaglia

//4 - Sognando mempool e macchine del tempo

Clicca qui per superare i confini tra realtà e finzione.

Il tempo è un campo di battaglia

Che cos’è il tempo?

La maggior parte di noi non lo incontra come idea metafisica, ma come istruzione.

  • 07:00: svegliati.

  • 09:00: autenticati.

  • 13:00: consuma il pranzo.

  • 18:00: smetti di lavorare.

  • 23:47: fissa il vuoto dentro uno specchio nero.

La sequenza si ripete ogni ventiquattro ore e noi chiamiamo tempo questa ripetizione.

Ma gli orologi non misurano il tempo in alcun senso definitivo. Stabiliscono accordi tra gli eventi. Dividono la durata in unità standardizzate, allineano corpi e macchine distanti e rendono comparabili i loro comportamenti.

Un orologio è meno uno strumento che un protocollo. Era questo il vero prodotto della International Time Recording Company.

Non fabbricava dispositivi che indicavano agli operai che ora fosse. Inseriva invece l’attività umana in un sistema sincronizzato di entrata, uscita, ritardo e retribuzione registrato dalle macchine.

Il memorandum di Echidna Stillwell conteneva un avvertimento: non permettete agli orologi di essere d’accordo.

La civiltà moderna dipende dall’accordo tra gli orologi. È il fondamento stesso dell’Era dell’Informazione — e il motivo per cui il Millennium Bug faceva tanta paura.

Reti, mercati finanziari, sistemi di trasporto, operazioni militari, produzione industriale e autenticazione digitale richiedono tutti un tempo sincronizzato. Senza di esso, il nostro mondo si disgrega e precipita nella psicosi. Le transazioni diventano ambigue e le macchine non sono più in grado di stabilire che cosa sia accaduto prima.

Quando gli orologi concordano, fanno più che descrivere un presente condiviso: ne impongono uno. La International Time Recording Company contribuì a far apparire naturale questa relazione.

Abbiamo smesso di orientarci attraverso la luce del sole, le stagioni, il clima, la stanchezza e il rituale, e abbiamo cominciato ad abitare marche temporali leggibili dalle macchine: calendari annidati, scadenze, intervalli di aggiornamento, token in scadenza, periodi di conservazione, code degli scheduler e finestre di autenticazione. Persino il sonno diventa una dashboard quando un dispositivo viene agganciato al corpo.

Eppure il corpo non obbedisce mai del tutto. Cinque minuti sott’acqua non somigliano a cinque minuti trascorsi con qualcuno che amiamo. La paura dilata i secondi. La routine cancella gli anni. L’infanzia appare immensa perché è satura di novità, mentre l’età adulta può comprimere intere stagioni in una sequenza di notifiche ricorrenti.

Questa frattura tra tempo misurato e tempo vissuto non è soltanto psicologica.

Si apre su una domanda intorno a ciò che il tempo è: una dimensione, una proprietà emergente, un gradiente termodinamico, un meccanismo cognitivo di ordinamento, un campo di probabilità o qualcos’altro.

La relatività rende la simultaneità dipendente dall’osservatore. La termodinamica attribuisce al tempo una direzione attraverso l’entropia. La teoria quantistica complica la distinzione tra sequenza, misurazione e possibilità. Sistemi esoterici più antichi immaginavano il tempo come una gerarchia di cicli, forze planetarie e portali ricorrenti.

La Lemurian Time War della CCRU ha radicalizzato questa incertezza trasformandola in un conflitto iperstizionale: una guerra combattuta per l’architettura stessa della storia. Finzione, sistemi occulti e processi cibernetici come armi capaci di installare nel passato cause provenienti da effetti generati nel futuro.

Non sostengo di sapere che cosa sia, in ultima analisi, il tempo. Non sono né un fisico né un oracolo.

Ma questo lo so: qualunque sia la sua natura fisica e metafisica, il tempo è un campo di battaglia — una rete di forze entropiche ed extropiche all’interno di un sistema cibernetico universale attraverso il quale si muovono la coscienza individuale e quella collettiva.

Eternalismo

La relatività di Einstein sostituì il tempo universale newtoniano con lo spazio-tempo: le misurazioni della durata e della simultaneità dipendono dal movimento e dalle condizioni gravitazionali. Non esiste un unico orologio cosmico il cui presente raggiunga simultaneamente l’intero universo.

Secondo questa concezione, lo spazio-tempo potrebbe assomigliare a una sorta di cubo quadridimensionale (3D spaziali + 1D temporale). Una delle interpretazioni filosofiche compatibili con la relatività è l’eternalismo, comunemente rappresentato come Universo-blocco.

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