Sangue, sudore e silicio
La liturgia della lotta contro la letargia del feed
Sprofondi sul divano con lo smartphone in mano, come se stessi masturbando la tua nuova appendice digitale. Schiena curva, bocca semiaperta, occhi socchiusi, respiro corto. Sullo schermo scorrono reel infiniti: donne mezze nude, gattini che intrattengono meglio di un comico, indignazioni prefabbricate sulla battaglia politica del momento.
Il tepore del feed ti culla, accarezzandoti le sinapsi. Neanche il confronto più rancoroso, neanche il contenuto più ostile possono raggiungerti nell’agio del cuscino che ha preso la forma del tuo culo. E mentre il tuo cervello è elettrizzato e confuso da scariche intermittenti di euforia e sdegno, il tuo corpo marcisce sotto il peso della gravità.
Interfacce rassicuranti e algoritmi modificano i tuoi stati d’animo come un modulatore Penfield. Sei un leone da tastiera, o un attivista da feed — poco cambia. Qualcuno ti ha convinto che partecipare alla collettività digitalizzata possa cambiare il mond…
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