Privacy come Jihad
Una disciplina per proteggere il principio umano dalla colonizzazione algoritmica.
Nei giorni scorsi una persona mi ha scritto una domanda che ritorna ciclicamente; un refuso dell’epoca pre-digitale:
Why is there no freedom without privacy? What are you afraid of? Freedom is not attained through external means, it is internal.
È la versione elegante della solita obiezione: “Cos’hai da nascondere?”
Stavo per rispondere direttamente, poi ho capito che valeva la pena farlo pubblicamente. Non perché la domanda sia nuova, ma perché nasce da un presupposto ormai fossilizzato: l’idea che privacy e libertà appartengano ancora alla logica del mondo analogico.
Quella domanda sopravvive da un’epoca in cui la vita privata era un dato di fatto, non una conquista. Un’epoca in cui il mondo non era ancora stato convertito in bit, correlazioni e inferenze. È un modo di pensare boomeristico, pre-gnostico: ignora che la realtà è cambiata nella sua struttura ontologica.
Mi rendo conto che la parola privacy non aiuta. Anzi, è obsoleta. Purtroppo non abbiamo ancora un neologismo per descriver…



