Gommage
Per chi verrà dopo.
Gommage. È una parola che ho imparato in questi giorni giocando a Clair Obscur: Expedition 33. Dopo anni di disinteresse per i videogiochi, questo mi ha catturato, questo mi ha conquistato: storia, colonna sonora, ambientazione e stile artistico, gameplay — tutto perfetto.
Gommage è una parola francese che viene dal verbo gommer: cancellare. Nel linguaggio moderno viene anche usato in cosmetica per descrivere l’azione di rimuovere la pelle morta e rendere la superficie della pelle più liscia e uniforme.
Senza nessun grosso spoiler (si capisce nei primi 15 minuti di gioco), nel mondo di Expedition 33 la morte non arriva con guerre, carestie, malattie o eventi traumatici. Anzi: le persone non muoiono, vengono semplicemente cancellate dal mondo. Non lasciano un corpo o una tomba da piangere; sono cancellate come un errore su carta, come se non fossero mai esistite.
La Pittrice — un’entità misteriosa che domina l’orizzonte della cittadina di Lumière — ogni anno dipinge un numero progressivamente sempre più basso nel cielo a partire da 100. Quando quel numero coincide con l’età degli abitanti, questi vengono cancellati dal mondo.
Il gioco inizia al momento del Gommage 34.
Gli abitanti, abituati ormai da quasi cent’anni di cancellazioni, festeggiano le cancellazioni di massa quasi come un rito religioso. La situazione però, come si capisce fin da subito, è particolarmente critica e deprimente. Il tempo per Lumière sta per scadere. Il Gommage comprime sempre più l’orizzonte temporale, fino a interrompere del tutto la possibilità di un futuro.
Nel mondo di Expedition 33 il processo del Gommage è esplicito, visibile e dipinto nel cielo. Nel nostro mondo no — ma anche noi ne siamo vittime, solo che noi la chiamiamo inflazione.
Questa ci viene raccontata oggi come un fenomeno tecnico, inevitabile quanto la morte. Nei casi migliori, l’inflazione comporta un aumento annuale dei prezzi un paio di punti percentuali. Nel peggiore, come negli ultimi anni, anche a doppia cifra.
Ora potresti pensare: che diavolo c’entra il Gommage come l’inflazione? È presto detto. Sia l’uno che l’altro sono fenomeni temporali. Ciò che conta non è la morte delle persone allo scoccare della loro ora, ma il restringimento dell’orizzonte temporale dei sopravvissuti.
La moneta infatti non è solo una tecnologia di scambio di valore, ma anche e soprattutto una batteria che esiste per (almeno idealmente) per mantenere valore nel tempo. Quel valore che è un distillato dell’energia, della vita e del tempo che gli umani impiegano nel comprendere e costruire il mondo che li circonda.
L’inflazione è quindi un fenomeno temporale. Consuma il valore economico della moneta, e quindi restringe anche il futuro che quella moneta dovrebbe conservare e garantire.
E quando il futuro si accorcia, le scelte cambiano. Non si pianifica più. Non si costruisce. Si reagisce. Si consuma. Si vive alla giornata. Ogni anno un po’ meno autonomia. Ogni anno un po’ meno futuro. Ogni anno un po’ meno figli. E così via.
Adam Fergusson lo descrive in When Money Dies. Nella Germania della Repubblica di Weimar e nelle nazioni limitrofe la moneta collassava a vista d’occhio, e con lei anche l’orizzonte temporale e la moralità e civiltà delle persone.
La compressione temporale delle ultime due decadi è particolarmente evidente alla prima generazione cresciuta all’interno di un errore temporale, i Millennials. Fu il Millennium Bug (Y2K)— un errore legato al calcolo del tempo — a segnare lo spartiacque tra il mondo analogico in cui siamo nati, e quello digitale in cui siamo cresciuti.
In Italia il fenomeno della compressione è ormai quasi comico. Il nostro calendario è da sempre scandito anche dai dolci che troviamo sugli scaffali dei negozi: pandori e panettoni a Natale, chiacchiere per il Carnevale, colombe e uova di cioccolato a Pasqua. Oggi panettoni e pandori compaiono già a ottobre. E mentre terminano le ultime scorte, a gennaio, già sono affiancati dalle chiacchiere di Carnevale. E non ci crederete, ma alcuni supermercati stanno già proponendo le prime uova di Pasqua. L’orizzonte è sempre più vicino, e la produzione capitalistica non può far altro che accavallarsi su se stessa.
Per qualche motivo, anche le stagioni sembrano più compresse. Basta parlare con un contadino. La vendemmia, che una volta si faceva a fine ottobre, oggi va fatta a inizio settembre. Come se anche la natura sapesse cosa sta succedendo.
Nothing ever happens, recita un famoso meme. Non perchè nulla accada mai davvero, ma perché tutto accade ormai nello stesso momento. Tutto è sempre vero, e simultaneamente sempre falso.
Nel mondo di Expedition 33 gli abitanti di Lumière sanno almeno chi incolpare per le loro disgrazie. La Pittrice ha un corpo, un luogo. È una nemica evidente. Sanno dove si trova ,e ogni anno organizzano spedizioni verso il suo trono, nella speranza di ucciderla e ripristinare il futuro.
Noi non abbiamo questa consolazione. Non c’è una Pittrice da incolpare. Non c’è un grosso numero scritto nel cielo che ci anticipa e ricorda il processo di decadimento.
La nostra, più di quella di Lumière, è una guerra d’informazione. Una guerra sulla comprensibilità del mondo. Pensiamo di comprendere i meccanismi e i fenomeni del nostro mondo, ma non è così. Non siamo in grado di reagire al decadimento termodinamico perché non lo capiamo. Il sistema è diventato deliberatamente incomprensibile, in un flusso algo-capitalistico continuo in cui esiste soltanto il presente e la crisi permanente.
Le generazioni più anziane hanno smesso di tramandare la loro conoscenza a quelle più giovani, e queste hanno smesso di costruire un futuro per le successive. Meglio masturbarsi su OnlyFans, scommettere i risparmi sulle ultime shitcoin e chiedere a Grok se ciò che stiamo leggendo è vero oppure no.
Davanti a questo scenario di quieta disperazione, si pongono due forze “megapolitiche” che cercano di trovare risposte e gestire l’inevitabile compressione temporale e decadimento sociale.
Da un lato abbiamo gli accelerazionisti. Di loro ne ho parlato diverse volte. Se il sistema è destinato a collassare, allora l’idea è di spingerlo oltre i suoi stessi limiti. L’obiettivo non è uccidere la Pittrice, ma incentivarla ad accelerare il countdown e vedere che succede quando arriva a zero. Bruciare il futuro in fretta, così da poter rinascere dalle nostre stesse ceneri. Liberazione attraverso la distruzione e poi rinascita tecnologica.
Dall’altro abbiamo invece i “decelerazionisti” — o forse potremmo chiamarli “continuitisti”. Loro credono che il valore non stia nell’evento finale (collasso e rinascita), ma nella continuità, seppur imperfetta.
È l’opposto dell’accelerazionista perché questa ideologia non cerca l’oltre, ma il durante. Sono in sostanza i gestori del declino: le grandi forze burocratiche del nostro mondo, particolarmente evidenti in continenti come l’Unione Europea. Rallentare, amministrare, stabilizzare, anestetizzare. Prolungare l’agonia il più possibile e rendere la decadenza confortevole (o invisibile alle masse). Una fine dolce, ordinata. O almeno, queste sono le intenzioni.
Ma entrambe le posizioni accettano il Gommage come dato di fatto. Ciò di cui discutono è solo il ritmo della cancellazione e il modo in cui utilizzare la tecnologia a disposizione per sopravvivere all’inevitabile fine, quando il timer del Gommage giungerà allo zero.
D’altronde, le intelligenze artificiali, i robot e gli altri sistemi non biologici sono la via di fuga perfetta per coloro che potranno sfruttarli. Non invecchiano, non conoscono le stagioni, non muoiono. Sono, per definizione, immuni al Gommage. Come i Nevron in Expedition 33.
Gli accelerazionisti, in particolare, lo affermano senza problemi: l’obiettivo non è fermare il Gommage (o Meltdown, come lo descrisse Nick Land), ma sopravvivergli cambiando forma. Abbandonare il corpo e il tempo umano per un corpo e tempo artificiali. E anche gli altri, i decelerazionisti, non ne fanno mistero. Semplicemente, questi ritengono di poter governare il processo, piuttosto che lasciarsi trasportare dall’impeto tecnologico.
Quando ne parlaimo, un amico dice sempre che lui è per la “third secret thing”. Quale sia questa terza via segreta, ancora però non lo sappiamo. In ogni caso, l’effetto, che lo si voglia chiamare Meltdown o Gommage, è lo stesso: una progressiva erosione dell’età adulta, della progettualità, della memoria, del futuro.
Stiamo sparendo, e nel frattempo stiamo inconsapevolmente consegnando il nostro mondo, le nostre esperienze, memorie e speranze alle macchine.
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